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Be like Water

  • 15 ott 2022
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 20 dic 2022

Wang Yuxiang, video, 8’ 2022



Libera la tua mente, sii informe, senza limiti come l’acqua.

Se metti l’acqua in una tazza, lei diventa una tazza.

Se la metti in una bottiglia, lei diventa una bottiglia.

Se la metti in una teiera, lei diventa la teiera.

L’acqua può fluire, o può distruggere. Sii acqua, amico mio.



Bruce Lee, uno dei più grandi artisti marziali del nostro tempo, presentava al mondo la locuzione cui sopra diventata uno dei più grandi aforismi.

La frase rispecchia, inoltre, uno degli aspetti più filosofici di tutto il Kung Fu, ovvero diventare acqua. Si erge, dunque, attraverso l’incontro con il mare, la riflessione dell’artista Wang Yuxiang.


Pochi sono gli elementi che, in natura, delineano il cambiamento tanto quanto l’acqua; elemento indefinito e multiforme, diventa ghiaccio e vapore, assume la sua specifica conformazione solo se inserito in un contenitore a cui noi umani diamo forma e, di conseguenza ascriviamo la fine di tutte le cose.


L’artista ci racconta che nessun elemento in natura è insito di consapevolezza, tranne l’acqua, che assume nel suo divenire un cambiamento necessario perché l’ambiente e la natura di cui si circonda sono ostili e solo chi si adatta può sopravvivere. Secondo le tre proprietà che il Tao ascrive all’acqua, gli uomini assumono concretezza in base a ciò che la vita gli sottopone, e hanno bisogno di adattarsi al contenitore a cui fanno riferimento, tutto è perciò amputabile a questo elemento primordiale fonte di vita onnipresente.


Esiste, inoltre, nella cultura paesaggistica cinese, un termine che descrive una pittura mutevole e mai stabile, lo Shanshui. Questo stile caratterizza, in modo particolare, le rappresentazioni di paesaggi naturali che fanno riferimento all’ambiente acquatico, nello specifico cascate o fiumi.


Nel suo soggiorno in Occidente, Wang esplora concettualmente i mari, lasciando le terre conosciute per partire verso la ricerca dell'ignoto, senza la certezza del ritorno e con il timore di cadere in balia degli eventi.

L’occidente è, analogamente shui, il mare, il luogo di assoluta libertà, ove sono possibili la riflessione introspettiva e l’indipendenza, ma al tempo stesso la fragilità e la delicatezza di un mondo sconosciuto, un tradizionale rinnovamento tramite crasi di due differenti culture.

Be like Water è, nella fattispecie, una sorta di alter ego dell’artista, la cui ricerca concettuale muta di volta in volta in base alla location in cui opera.


Nell’era dell’Antropocene, quella dei mari e dei ghiacciai che cambiano e si esauriscono nell’arco della vita di un essere umano, non viene richiesto allo spettatore un abbandono dell’immaginario comune, bensì uno sforzo per cogliere il latente, per far si che l’opera faccia provare una dimensione di vuoto, a cui tutto è ascrivibile. Nell’interpretazione del passaggio del tempo, le immagini che Wang ci sottopone non hanno un contenuto particolare, ma invitano lo spettatore ad un distacco, senza chiedergli nessuna conversione o esclusione.


Il video, riprodotto in loop per la mostra, è stato proiettato sulla parete di fondo del criptoportico a ricordarci inoltre come gli elementi naturali, attraverso i nostri sensi, permettono di riconnetterci, nell’epoca in cui viviamo, con il mondo fenomenico come personaggi attivi della storia.

Registrato, durante la residenza, con un dispositivo portatile è l’inconfutabile prova della smart phoneography, pratica di utilizzo di massa che al passo con la velocità e la necessità di utilizzo di tali dispositivi nei tempi moderni, descrive le generazioni contemporanee a cui neanche l’arte può sottrarsi.


testo a cura di Rosaria Madeo storica dell'arte



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