top of page

Pieces, shards and splinters

  • 17 ott 2022
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 18 ott 2022

Ellen Wolf, installazione ambientale 1:1, 2022




L’installazione ambientale site-specific, Pieces, shards and splinters, composta da tessere di specchi e realizzata appositamente per il Criptoportico, il cui epilogo coincide con la chiusura dell’esposizione, è stata ideata utilizzando un medium storicizzato, quale il mosaico, simbolo per eccellenza di elementi eterogenei che si fondono in un unico soggetto dando vita a qualcosa di inedito e spettacolare.

Non è facile, a sua volta, inquadrare una simbologia inerente alla forma - pesci - utilizzata dall’artista in maniera univoca, in quanto questi assumono diversi significati e hanno una tradizione simbolica differente per cultura o religione. Dal cristianesimo, alla cultura tibetana fino alla tradizione alchemica e freudiana i pesci rappresentano il superamento degli ostacoli, la vittoria e la liberazione.


Ellen Wolf, attraverso una riflessione metaforica sul termine stratigrafia, attua una distorsione dell’etimologia della parola. L’intento dell’artista è quello di ricostruire, attraverso un mosaico di specchi una visione di civiltà interconnessa tra il passato e il futuro, in cui l’osservazione delle immagini riflesse, copie speculari di noi stessi e del mondo circostante creano una realtà parallela, uno spazio illusorio dove tutto può accadere.

L’archeologia, prende in prestito il termine stratigrafia dalla geologia, in particolare facendo riferimento allo studio di sequenze relative agli strati di roccia agglomeratesi nel tempo. Questo criterio, basato sulla legge della sovrapposizione, secondo cui di norma gli strati più recenti si trovano più in alto nello scavo, permette di stabilire una cronologia, che colloca con una certa precisione temporale un frammento, di cui l’archeologia si nutre come fonte principale per i suoi studi.


Lo studio del futuro, tempo a noi oggi sconosciuto, dovrebbe ritrovarsi, per l’artista, non più nello scavo verso il basso, ma bensì nello scavo verso l’alto, metodologia materialmente non attuabile, ma ideologicamente riconosciuta attraverso l’uso dello specchio.

Sullo specchio, si sono costruite, da sempre, leggende e miti che lo hanno visto partecipe di diverse storie legate alla sua funzione di riflettere, rivelare e in alcuni casi anche di nascondere. La stessa etimologia del termine ci induce ad una ulteriore riflessione sul suo recondito significato; dal latino speculum, osservare, guardare con attenzione, scrutare e non semplicemente vedere.

Superando la sfera strettamente etimologica, si impone un altro interrogativo, ovvero se lo specchio sia in grado di rivelare solo l’apparenza, tangibile sfumatura di percezione ottica, oppure possa realmente oltrepassare la soglia di ciò che è immediatamente sensibile.

Esiste un’amara analogia tra il legame che unisce lo specchio con l’uomo e, l’io con l’altro da sè, che Baudrillard sostiene essersi dissolto a favore di una meno proficua ma spasmodica ricerca della somiglianza con l’altro. L’uomo contemporaneo non accetta di riconoscere a se stesso ciò che non potrà mai essere, per le più svariate ragioni, ma tenta invano, attraverso una schiavitù del medesimo¹, di addomesticarsi.


Come l’Imperatore Giallo di Borges, che incarcerò negli specchi il regno specolare, imponendo loro il compito di ripetere, come in una specie di sogno, tutti gli atti compiuti dagli uomini, abbiamo condannato l’alterità a essere una copia pedissequa di noi stessi.


Li privò di forza e di figura propria, riducendoli a meri riflessi servili. Un giorno, tuttavia, essi si scuoteranno da questo letargo magico. Il primo a svegliarsi sarà il Pesce. Nel fondo dello specchio scorgeranno una linea sottile, e il colore di questa linea non rassomiglierà a nessun altro. Poi verranno svegliandosi le altre forme: gradualmente, differiranno da noi; gradualmente, non ci imiteranno” ²


Pieces, shards and splinters è altresì un monito per coloro che, scopriranno con l’abolizione della schiavitù del medesimo la virtù del proprio potenziale.

Diversamente, potrebbe essere già troppo tardi per noi che abbiamo vissuto nell’illusione di essere la versione originale di quell’immagine, rifiutando l’idea che quello che abbiamo visto non era il nostro mero riflesso, ma la via d’accesso per altre configurazioni di realtà.


¹ J. Baudrillard, Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà?, tr. it. di G. Piana, Raffaello Cortina, Milano 1995


² A quel tempo il mondo degli specchi e il mondo degli uomini non erano, come adesso, incomunicanti. Erano, inoltre, molto diversi: non coincidevano né gli esseri, né i colori, né le forme. I due regni, lo specolare e l'umano, vivevano in pace; per gli specchi si entrava e si usciva. Una notte la gente dello specchio invase la terra. Irruppe con grandi forze. Ma, dopo sanguinose battaglie, le arti magiche dell'Imperatore Giallo prevalsero. Egli ricacciò gl'invasori, li incarcerò negli specchi, e impose loro il compito di ripetere, come in una specie di sogno, tutti gli atti degli uomini. Li privò di forza e di figura propria, riducendoli a meri riflessi servili. Un giorno, tuttavia, essi si scuoteranno da questo letargo magico. Il primo a svegliarsi sarà il Pesce. Nel fondo dello specchio scorgeranno una linea sottile, e il colore di questa linea non rassomiglierà a nessun altro. Poi verranno svegliandosi le altre forme: gradualmente, differiranno da noi; gradualmente, non ci imiteranno. Romperanno le barriere di vetro o di metallo, e questa volta non saranno vinte. Al fianco delle creature degli specchi combatteranno le creature dell'acqua. Nello Yunnan si parla non del Pesce ma della Tigre dello specchio. Altri intende che, prima dell'invasione, udremo dal fondo degli specchi il rumore delle armi. Da Animali degli specchi, in Manuale di zoologia fantastica (1967),

J. L. Borges





Commenti


bottom of page