La passeggiata di Raniero e David
- 15 ott 2022
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 18 ott 2022
Gabriele Biondi, acrilico su tela, 160x100 cm

“Tutto è grano ovunque verde e morbido,
che corre su e giù a perdita d’occhio,
splendente nel verde primaverile senza neanche una casa”
D.H.Lawrence
Esistono diverse testimonianze fotografiche sulla scoperta della necropoli della Banditaccia, alle quali noi oggi facciamo riferimento come attestazione di un momento storico, fondamentale per la storia della nostra memoria collettiva.
La fotografia, attivatore neuronale del ricordo, è il medium ispiratore da cui parte Gabriele Biondi per la realizzazione della sua opera La passeggiata di Raniero e David.
Il ritratto evanescente di un luogo reale è delineato attraverso il movimento, concetto correlato all’idea di cambiamento e alla modificazione di stato all’interno dello stesso essere. Non sono i luoghi che ci circondano a cambiare, ma siamo noi che li tramutiamo in altro attraverso una somma di movimenti che compiamo, senza rendercene conto, nel tempo e nello spazio. La realtà fenomenica che abbiamo davanti è un velo dell’illusione, non si può dire né che esiste né che non esiste¹.
La visione di una passeggiata immaginaria tra due personaggi realmente esistiti, Lawrence e Mengarelli, dichiarata apertamente dall’artista, è inoltre un alter ego letterario, l’immedesimazione attraverso un istante fermo in cui il movimento è solo presunto, ma attira la nostra immaginazione attraverso il sogno.
L’artista, nel suo percorso artistico, si è da sempre concentrato sull’indagine pittorica e le sue infinite possibilità rappresentative, focalizzandosi principalmente sull’elemento naturale, oltrepassando attraverso accostamenti cromatici calibrati e brillanti, la realtà.
L’archeologo Mengarelli e lo scrittore inglese Lawrence si trovarono a descrivere Cerveteri proprio negli stessi anni, consegnando un’immagine del luogo intensa e concettuale, coincidente per molti aspetti ma, dagli intenti differenti. Siamo di fronte a due diverse finalità, la prima storica, puramente archeologica e di semplice attestazione di un dato di fatto; la seconda, narrativa e chimerica, attraverso la miticizzazione di un popolo da cui ri-partire per rinnovare la civiltà viziata in cui il letterato vive.
Nella prima metà del Novecento una parte della necropoli della Banditaccia fu trasformata in sito archeologico, portando alla creazione di un paesaggio antico mai esistito prima di allora, un’identità suggestivamente reinventata. Il protagonista di queste vicende fu Raniero Mengarelli, che, riportando alla luce oltre un migliaio di tombe e rendendo percorribili le vie della necropoli, rese più semplici e suggestive le visite dei viaggiatori che si susseguirono nel tempo. Al contempo Lawrence, in uno dei suoi ultimi scritti, Paesi Etruschi, narra, in modo severo, la sua esperienza tra le dimore dei progenitori etruschi.
“Ma gli etruschi costruivano tutto in legno, le case, i templi [..] Così le città etrusche sono completamente svanite, come fiori: solo le tombe, i bulbi, hanno resistito sottoterra”
Il paesaggio, in cui i due protagonisti non compaiono fisicamente, crea una relazione concettuale di fluidità fra le immagini e i dettagli che lo definiscono. Una passeggiata che non avverrà mai, ma che definisce il luogo e il suo intento artistico attraverso la storia e la fantasia.
L’assenza tangibile della presenza umana coinvolge lo spettatore che, interpreta l’incontro attraverso la propria scia emozionale, percorrendo gli stadi della memoria in un’interconnessione tra la fantasia e la realtà, in un dialogo che riesce a dare forma al tempo. I colori, seppur naturali rimandano a scenari apocalittici in cui l’uomo non esiste e l’unico elemento che permane è il ricordo. Ricordo effimero, immaginario di un’epoca e di un dialogo che non avverranno mai.
¹ Il mondo per Schopenhauer è solo illusione e ci offre una visione distorta della realtà “simile al sogno, allo scintillio della luce solare sulla sabbia che il viaggiatore scambia da lontano per acqua, oppure ad una corda buttata per terra ch’egli prende per un serpente”










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